Racconti di città invisibili
CNA di Ravenna prosegue nell’impegno di valorizzazione delle imprese all’interno della Biennale del Mosaico attraverso dei percorsi artistici che permettono agli imprenditori di esprimere la propria abilità tecnica, esaltando il saper fare artigiano e la capacità artistica di interpretare un progetto.
Nell’VIII edizione della Biennale del Mosaico l’ispirazione del progetto è rappresentata dalle “Città invisibili” di Italo Calvino per rendere omaggio al centenario della nascita dello scrittore e nello stesso tempo attraverso di esso interpretare il tema della Biennale.
Un progetto che vede la presenza anche di artisti giordani. Anche quest’anno infatti si realizza la collaborazione con imprenditori e artisti non ravennati per arricchire e contaminare la Biennale con nuove idee e proposte.
Occorre ricordare che l’esposizione ha avuto un’anteprima a Amman in Giordania in occasione del concerto del Maestro Muti organizzato da Ravenna Festival a Jerash.
Il mosaico rappresenta un elemento identificativo di Ravenna e le imprese ne costituiscono una delle espressioni più rappresentative con le loro produzioni che identificano e promuovono la città nel mondo.
CNA vuole così continuare a portare un contributo costruttivo alla Biennale del Mosaico, un evento simbolico per la città, che ha importanti riflessi culturali e turistici e che contribuisce a identificare ancora di più la nostra città nel panorama internazionale.
Marcello Monte
Presidente della CNA comunale di Ravenna
Linda Kniffitz
Archeologa e storica dell’arte
Eresse Kubla Khan a Xanadù
un imponente panteon di piaceri,
il fiume sacro, Alfo, vi scorreva
di tra caverne grandi, smisurate,
giù sino a un mare orfano del sole.
Simboli perpetui di quella sorta di mise en abîme onirica che fece poi la felicità di Borges (Coleridge che sogna il sogno di Kublai Khan), il palazzo e la città di Xanadù assurgono così nell’immaginario occidentale al ruolo di rappresentanti del mistero dell’Oriente, ma anche a quello di vivido esempio di come una città fantastica possa considerarsi ‘reale’ quanto il reale, trito e scontato, là fuori. Città immaginate, città reinventate, città tradotte, città invisibili. Città a carattere ideografico o simbolico: mappae mundi, come la mappa musiva della Terra Santa del VI secolo a Madaba, orientata ad est come sono gli edifici bizantini, le leggende, le Città invisibili di Calvino. In principio ecco Madaba dunque, la città giordana invitata dal Comune di Ravenna nel 2021 a far parte di una Rete internazionale delle città del mosaico, mentre quest’anno il XXXIV Ravenna Festival prosegue il dialogo con la Giordania, portando a Jerash il concerto delle Vie dell’amicizia. Un’edizione intitolata a Calvino, e giustappunto alle sue Città invisibili, che ci fanno tornare alla visione di un Oriente, di un altrove immaginato dal nostro Calvino/Marco Polo per il piacere del melanconico Kublai Khan, ispirato alle novelle arabe delle Mille e una notte, ma che si fonda, in ultima analisi, sulle riflessioni che questi luoghi fantastici suscitano in Marco Polo e nel Khan.
E torniamo ad osservare il pavimento musivo che riproduce la mappa delle Terre Bibliche, che va dal Delta del Nilo al Libano e dal deserto fino al mare Mediterraneo: i limiti geografici della terra promessa ad Abramo.
Nell’opera, conservata nella città antica di Madaba, le caratteristiche fisiche e geografiche sono rese con tale realismo pittorico che rende facilmente identificabili le città, corredate anche da 150 didascalie: ma si tratta di città reinventate, perché l’intento teologico di porre la vignetta di Gerusalemme, con il complesso costantiniano costruito sulla Roccia del Calvario e sulla Tomba di Gesù, al centro di un itinerario raggiungibile dai principali siti biblici, fa sì che la prospettiva venga ribaltata e la Città Santa risulti sovradimensionata.
È questo insieme d’immaginazione e di memoria arcaica, di scambio fra musica e letteratura, di un incontro fortuito con Shermine Dajani, collezionista giordana, e di icasticità del segno del linguaggio musivo, che ha spinto le mosaiciste del collettivo Racconti Ravennati (Arianna Gallo, Anna Finelli, Barbara Liverani, Lea Ciambelli, Elisa Brighi ed Evelina Garoni) a misurarsi con la traduzione di opere di giovani artisti giordani come princess Wijdan Ali, Fouad Mimi, Ali Jabri, ma anche con la nuova invenzione di opere musive, e tutte nel segno della trascrizione visiva delle città invisibili, immaginate per il Khan, un ossimoro, un’antitesi pervicacemente perseguita.
Sono città descritte o rappresentate simbolicamente, visioni in lontananza e giardini rigogliosi, paesaggi desertici e tappeti evocativi, animali esotici: tutti temi ricondotti puntualmente a passi dell’opera di Calvino: ecco ricostruiti in mosaico spicchi di Pentesilea, Despina, Armonia, Eudossia…
Calvino stesso suggerisce il percorso: “Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia […] per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, […] fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie”.
Khalid Khreis
Direttore generale della Jordan National Gallery of Fine Arts, Amman
Ciò che rende unica la mostra Racconti di città invisibili è la collaborazione di artisti italiani e giordani. Il concept della mostra si concentra sul riunire questi artisti attraverso la selezione di opere dalla Collezione Permanente della Jordan National Gallery of Fine Arts, principale museo d’arte della regione, fondata nel 1980 da H.R.H.Princess Wijdan Al-Ha-shemi, scelte per essere liberamente adattate in mosaico utilizzando vari strumenti e tecniche coerenti con l’identità originale delle opere.
Gli artisti hanno riversato la loro personalità in ogni opera d’arte attraverso i loro stili, metodi e materiali unici, conferendo loro una profonda dimensione estetica. Per rappresentare queste opere d’arte sono state abilmente utilizzate sia le tecniche di mosaico dirette che quelle indirette. Pietre naturali, smalti, marmi, vetro e oro sono tra i materiali utilizzati. Le opere d’arte sono state intrise di un significativo valore creativo grazie alle texture e alle variazioni di spessore aggiunte in questo processo.
Utilizzando la tecnica del mosaico diretto, l’artista giordana Sonia Twal ricrea un’opera di Riham Ghassib in blocchi costruiti con pietre sia artificiali che naturali, conferendo alla pietra le forme e i colori del dipinto originale. Anche la scena dell’anfiteatro dipinta da Omar Hamdan è stata ricreata utilizzando la tecnica del mosaico diretto. Applicando la tecnica del mosaico indiretto, l’artista giordano Baha’a Jankhot si cimenta con un’opera d’arte di George Aleef che rappresenta una scena dell’antica città di Jerash. Mohammad Salem è appassionato nel creare pezzi unici e belli utilizzando le tecniche del mosaico e traduce un’opera di Ammar Khammash. L’artista italiana Lea Ciambelli partecipa con cinque opere, una delle quali, “Fantasy Garden” è stata liberamente adattata dal lavoro dell’artista giordano Fuad Mimi utilizzando tecnica dirette e materiali come smalti e acrilico.
L’opera “Armonia” dell’artista italiana Arianna Gallo è liberamente adattata dall’opera dell’artista giordana Wijdan, utilizzando marmo, smalti e mosaico. La “Pentisilea” di Anna Finelli è l’adattamento in mosaico di vetri tiffany dell’opera dell’artista giordana Wijan ed è una delle quattro opere esposte dall’artista italiana. L’artista italiana Barbara Liverani presenta tre opere in mosaico fra cui “Despina”, un libero adattamento dell’opera della principessa Wijdan, intitolata “Desert Castle”. Elisa Brighi ed Evelina Garoni presentano tre opere, fra cui il mosaico “Pulviscolo”, un libero adattamento di “Aqaba” di Ali Jabiri.
Il titolo di questa mostra Racconti di città invisibili è ispirato al romanzo dell’autore italiano Italo Calvino, pubblicato per la prima volta nel 1972. Quest’opera fantasiosa confonde i confini tra finzione, filosofia e diario di viaggio, presentando una serie di poesie in prosa o racconti che descrivono città immaginarie. Il romanzo ruota attorno a una conversazione tra Marco Polo e Kublai Khan, in cui Polo racconta i suoi viaggi e descrive città immaginarie che esistono solo nelle sue descrizioni e nell’immaginazione del lettore.
Siamo entusiasti di prendere parte alla Biennale internazionale del Mosaico di Ravenna del 2023, che ha dato agli artisti giordani l’opportunità di esporre le loro opere di mosaico insieme alle artiste italiane e di essere parte del dialogo con artisti di diversi paesi e religioni. La grande partecipazione a questa biennale dimostra l’importanza di Ravenna come centro distinto per l’arte del mosaico, in particolare per l’arte musiva moderna, che viene promossa in modo unico al pubblico globale e presentata in modo originale e contemporaneo.
