Tradizione artistica, artigianato e cultura d’impresa: I laboratori del mosaico associati alla CNA
L’eccellenza artistica e culturale di Ravenna è indissolubilmente legata al mosaico. La città sperimenta il legame identitario con il mosaico in un profondo e articolato dialogo tra patrimonio e produzione contemporanea che vive grazie ai laboratori dei mosaicisti, i centri del restauro e le istituzioni di studio e formazione, una sintesi unica di passato e presente.
La CNA di Ravenna continua a lavorare a fianco dei mosaicisti che, ogni giorno, nelle botteghe tramandano l’antichissima tradizione musiva. Si tratta di veri e propri centri culturali ed artistici, nei quali, oltre a restaurare e studiare, si produce il mosaico moderno; un unicum di sapere e competenze che fanno di Ravenna la capitale mondiale del mosaico.
Questo progetto nasce come libera e originale testimonianza di un artigianato che diventa arte, attraverso le opere di nove mosaiciste che vanno ad arricchire il panorama artistico e culturale del nostro territorio.
La diffusione di questi importanti valori tra le nuove generazioni, inoltre, caratterizza da sempre il nostro progetto, all’interno di un processo di orientamento alla cultura di impresa e, più in generale, a percorsi di avvicinamento dei giovani al mondo del lavoro.
Questo progetto, che si chiuderà nel corso delle grandi celebrazioni Dantesche per l’anniversario della morte del Sommo Poeta nel 2021, è uno dei tanti progetti di qualità che la CNA di Ravenna sta promuovendo, con lo spirito di valorizzare il mix di offerta che il nostro territorio è in grado di esprimere anche in chiave di sostegno allo sviluppo turistico.
Marcello Monte
Presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato del Comune di Ravenna
La Commedia in Bottega: il Purgatorio
La Commedia in Bottega nasce come originale testimonianza della forte identità artigianale del nostro territorio, carica di valori e di qualità formali, che aspira ad una dimensione artistica, attraverso la ricerca di un proprio linguaggio espressivo. Alcuni Laboratori di mosaico hanno dato vita a un’iniziativa complessa che si sta sviluppando nell’arco di cinque anni e che vuole costituire un commento visivo alla poesia Dantesca, per rappresentare le emozioni, le suggestioni, esercitate dal testo sul singolo artista mosaicista. I pannelli musivi vengono allestiti in un ideale percorso espositivo tra botteghe e vetrine della città. Dopo l’esperienza con la Cantica dell’Inferno nel 2017, quest’anno le opere traggono ispirazione dai versi del Purgatorio. La seconda cantica del Poema si presenta radicalmente diversa da quella precedente: all’imbuto infernale, che scende nelle viscere della Terra, si è sostituita un’isola a forma di ripida montagna. Dante e Virgilio si trovano quindi all’esterno, immersi nella natura e nel tempo (prima annullato nell’eternità delle pene infernali) e in questo luogo di passaggio devono compiere un processo di ascesi. Il Purgatorio è vissuto dal Poeta come il più vicino all’esperienza umana: non più la follia e la sofferenza senza redenzione, ma la doppia lettura del cammino individuale che assurge a significato universale, nel luogo dell’esilio e dell’attesa della beatitudine, anche se in esso la vita terrena ha ancora un peso attraverso il ricordo delle persone amate e l’espiazione fisica dei peccati. La capacità immaginativa del Poeta, che accosta episodi storici e situazioni atmosferiche, e la sua sensibilità nell’approssimare i personaggi che attendono la loro purificazione, hanno ispirato una serie di quadri musivi.
La grande tradizione paleocristiana e bizantina di Ravenna diviene per le mosaiciste uno scrigno a cui attingere: non pelle sontuosa per maestose decorazioni, ma materia viva in forme originali. La tecnica è improntata al metodo diretto (detto anche bizantino), tipico di Ravenna, e le tessere vengono poste su piani leggermente sfalsati con gli interstizi colmati da malta a livello, ma in leggero sottosquadro, per un’affascinante effetto luministico e una sapiente esaltazione del colore.
Rispetto alla serie precedente, il tono generale dei lavori è improntato ad una maggiore levità: la forte drammaticità dei quadri tratti dall’Inferno ha lasciato il posto a toni e composizioni più morbidi, vivaci nella scelta dei colori, in cui spesso è presente il dato di natura quale codice simbolico e tavolozza di riferimento.
Il canto primo ha ispirato tre lavori musivi che colgono Dante e Virgilio in tre momenti differenti del loro cammino. L’ambientazione spazio temporale è in netto contrasto con la cantica precedente: la spiaggia dove si trovano Dante e Virgilio è avvolta dalla luminosità dell’alba, allegoria della luce della Grazia divina, e l’atmosfera è rasserenata e colma di fiducia.
Anna Fietta in E vidi quattro stelle rappresenta Dante e Virgilio che guardano finalmente il cielo azzurro dell’aurora dopo il buio dell’inferno. Si scorgono quattro stelle, simbolo delle virtù cardinali, e in lontananza la strada da compiere per la purificazione. L’atteggiamento dei due poeti è distante dalla drammaticità: i volti sono gravi, ma sereni, la resa formale è piana e regolare, con un accentuato senso di profondità.
Luciana Notturni in La libertà è il dono, rappresenta l’incontro di Dante con Catone l’Uticense. La scena, ispirata ad un’incisione di Doré, è costruita su un registro ancora drammatico: i toni sono grigi, tranne la veste di Dante che spicca di un bel rosso, quasi che il Poeta, incontrando Catone, e ricordando che per la libertà si può sacrificare la vita, per un momento faticasse a immaginare un cammino sereno nel secondo Regno. La resa formale è sempre elegante, ma dal movimento accentuato, a volte spezzato.
Barbara Liverani con Il karma del giunco sofferma la sua attenzione non sui personaggi, ma sulla natura, che Dante interpreta sempre come emanazione dell’ordine divino. Anche l’umile giuco partecipa della Creazione e assurge a simbolo di resilienza e di purificazione. La tavolozza è luminosa e ricca di sfumature. Le tessere sono piccole per una resa meticolosa dei particolari naturalistici. La forma bombata aggiunge movimento alla rappresentazione.
La triste condizione di Pia de’ Tolomei, uccisa dal marito per il sospetto di adulterio, incontrata da Dante nel quinto canto, ispira a Maddy una riflessione sulla condizione universale delle donne maltrattate. In Pia de’ Tolomei, salvezza eterna traccia un disegno di tessere vetrose scure, marroni e blu, su una pagina di tessere bianche dalla griglia regolare, quasi un disegno a inchiostro su una pagina bianca. Si ravvisa il volto di Pia sdoppiato in due momenti: rivolto in basso esprime il terrore per la morte violenta; rivolto in alto la serenità dell’ascesi verso la perfezione, rappresentata dalla lettera Tau (taw o tav in ebraico, l’ultima lettera dell’alfabeto, che rappresenta il compimento della parola rivelata da Dio) in tessere oro.
Lea Ciambelli sceglie di commentare visivamente i versi del canto VII (73-78) che descrivono la Valletta dei Principi, con accenti che sembrano adombrare un richiamo ai valori coloristici tipici delle decorazioni musive: “Oro e argento fine, cocco e biacca, indaco, legno lucido e sereno, fresco smeraldo…ciascun saria di color vinto, come dal suo maggiore è vinto il meno”. La valletta, ove siedono le anime dei principi negligenti, ricca di fiori a colori vivaci e contrastanti, è cinta da alte mura. La composizione, che situa in primo piano il cammino in quota percorso da Dante, è ispirata ad una miniatura ferrarese della seconda metà del Quattrocento. La tecnica è mista, con inserimenti in pittura, resina e tessere di dimensioni variabili.
Arianna Gallo rappresenta simbolicamente l’irruzione del Serpente tentatore nella Valletta dei Principi e la sua cacciata da parte degli angeli con le spade fiammeggianti. La mala striscia esibisce un affascinante e sinuoso serpente, contenuto fra due spade dalla punta di fuoco. Il disegno richiama i tatuaggi tipici della Old School (quelli tradizionalmente preferiti da marinai e bikers): è tratteggiato da una lamina di piombo molto visibile che favorisce una resa piatta, per campiture, con poche sfumature. Il rimando è anche alle Graphic novels: attraverso un’immagine semplificata si sottintende un contenuto teologico e poetico molto complesso. La tessitura è composta da materiali misti, smalti di varie dimensioni e piccole sfere, in un insieme armonioso.
Nel canto XVIII, Dante, alla fine del suo lungo pellegrinaggio e della sua penitenza, giunge nel Paradiso terrestre. È questo un luogo ameno, con un bosco luminoso, rigoglioso ed accogliente, in contrapposizione alla la selva oscura del primo Canto dell’Inferno. Ivana Ciuti sceglie di raffigurare La foresta come un luogo di pace e silenzio, con tronchi fitti dalle forme regolari che lasciano passare, mitigandoli, i raggi di luce del nuovo giorno. Una composizione rigorosa e lineare che ben si adatta alla resa a tessere musive e a filato.
Inoltrandosi nel bosco, Dante arriva presso un fiume e vede camminare sulla sponda opposta una donna molto bella e appagata di felicità spirituale che canta e raccoglie fiori. Personaggio misterioso e di difficile identificazione, Matelda, incarnazione della serenità primaverile, deve molto al gusto stilnovista e alle descrizioni naturalistiche di Guido Cavalcanti. Elisa Brighi ed Evelina Garoni di Dimensione Mosaico colgono con Levar gli occhi suoi, il momento in cui Matelda si avvicina al Poeta e leva gli occhi pieni di gioia. Il grande quadro musivo con alette laterali, coglie bene la soavità di questa sorta di Proserpina o Venere angelica di amor sacro, immersa in un ambiente paradisiaco di alberi e fiori rigogliosi. La resa è a tecnica mista con parti ad acquarello e fasce evidenziate a mosaico fortemente aggettanti, che creano un effetto a rivoli d’acqua e movimentano considerevolmente la composizione.
